Category: vino bianco

Nuova Carta dei vini

L’eccellenza della cena da Architettura del Cibo non è data solo dalla cucina innovativa e ricercata.
Offriamo ai nostri clienti un’esperienza dei sensi a 360 gradi, in cui i sapori esclusivi del menù vengono accompagnati da etichette pregiate nazionali e internazionali.

Champagne, bollicine, vini bianchi, rossi e rosati. All’interno della nostra carta troverete il giusto vino che rispecchia i vostri gusti e che esalta a pieno i sapori della nostra cucina.

Fatevi consigliare da un esperto con i nostri menù di degustazione di pesce e carne.

Consultate la nostra nuova Carta dei vini.

Come bere il vino correttamente

Quando ho un appuntamento in un ristorante mi rendo conto di avere dei gravissimi problemi quando si tratta di vino. Il cervello mi dice di seguire le procedure dettate dal bon ton ma il mio cuore urla “BEVI BEVI BEVI” manco fossi all’October Fest o alla sagra della porchetta sotto casa. Quindi volete sapere quali sono i comportamenti adeguati? Innanzitutto MAI tenere il bicchiere con la mano aperta, bisogna reggerlo dallo stelo; i bicchieri grandi sono i migliori ma  MAI  riempirli fino all’orlo. Se non volete fare la figura dei cafoni MAI sparare parole a caso da sommelier tipo “retrogusto fruttato” o “sentore di caramello”, limitatevi ad annusare il vino perché grazie all’olfatto sarete in grado di valutare se dentro vi sono muffe. Adesso che sapete, e che so, quali sono le procedure da utilizzare siamo pronti a bere il vino da veri ladies & gentlemen.

Vino: non bevetelo come Theresa May

@twiggyasadude

Sesso sulla spiaggia

Sappiamo tutti ormai che il Sex on the Beach non è soltanto una proposta allettante ma che è anche il nome di un celebre drink; creato grazie al miscuglio di vodka, liquore alla pesca, succo all’arancia e succo al mirtillo, è uno degli aperitivi più richiesti e, ammettiamolo, più accattivanti del panorama alcolico. Ma come mai questo nome particolare? La nascita di questo cocktail risalirebbe più o meno verso gli anni 70 ma, all’epoca, era conosciuto con il nome Peach on the Beach o, nella versione più volgare, Fun on the Beach. Il nome che conosciamo tutti venne coniato negli anni 80 dopo che un barman, durante uno Spring Break, decise di mettere insieme i due desideri più ricorrenti degli studenti in vacanza: spiaggia e sesso.

Sex on the Beach, storia e ricetta

@dalman76

Il brio del bio

In questi ultimi anni abbiamo praticamente cambiato stile di vita, ciò che ci hanno insegnato gli anni ’80 è che l’eccesso non è mai sinonimo di bellezza o bontà, basti pensare alle spalline astronomiche e ai capelli cotonati fino all’estremo. Dagli anni ’90 ma, maggiormente nei ’10 (credo possiamo iniziare a definirli in questo modo) c’è una concezione del cibo e della vita completamente diversa: troviamo più equilibrio in ogni ambito senza quel bisogno di strafare in ogni momento. Certo, nella cucina come nella moda, abbiamo visto diversi strafalcioni, basti vedere l’ondata di programmi culinari che propongono le reti televisive, alcuni degni ed altri terribili, ma una cosa è certa: naturale è meglio! Viviamo un periodo in cui il fitness e l’healthy lifestyle la fanno da padrona, le palestre sono sempre più presenti e nei supermercati si trovano in gran quantità prodotti biologici ed a chilometro zero.

Ma cos’hanno di particolare questi prodotti bio?

Innanzitutto si tratta di prodotti che non sono influenzati da un impatto industriale. Dalla nascita fino al consumo hanno subito processi naturali con additivi naturali; il produttore evita pesticidi e fa crescere verdure, frutta o anche animali (giusto per fare qualche esempio) nella totale armonia della natura, con i loro tempi e le loro fatiche. Sicuramente sono più gustosi e sicuri da mangiare, oggettivamente parlando la qualità si sente e si assapora. Dobbiamo spezzare una lancia in favore dei prodotti industriali perché nessuna ricerca ha dimostrato che l’agricoltura biologica sia più sana rispetto a quella industriale.

Ormai è molto semplice comprare prodotti bio, li possiamo trovare nei reparti specifici dei supermercati o nei negozi specializzati. Ovviamente non c’è da stupirsi se hanno un costo elevato, non voglio dire eccessivo perché sono dell’idea che il duro lavoro debba essere ripagato con il giusto prezzo. Purtroppo non tutti la pensano così, infatti per molti anni i piccoli produttori hanno avuto molte difficoltà a decollare nel mondo del business ed infatti venivano etichettati come pretenziosi e “da snob”. I consumatori del nuovo millennio però, si sono riavvicinati a quel pensiero in cui la qualità sia migliore della quantità  preferendo il prodotto del contadino a quello proposto dalle industrie. Quindi con una reazione a catena si è ampliata la richiesta di biologico e di conseguenza, anche la scelta. Adesso lo diamo quasi per scontato ma fino a dieci anni fa la produzione si limitava solo a frutta, carne e verdura.

Non solo i consumatori hanno ceduto al lato oscuro della biologia poichè sono in crescita anche i ristoranti che offrono prodotti bio e da agricoltura nature-friendly. Come se non bastasse, e qui parte un po di patriottismo, l’Italia si sta espandendo diventando uno dei paesi che esportano maggiormente all’estero, non solo nel resto dell’Europa ma anche negli Stati Uniti ed in Giappone. Non parliamo solo di olio e vino ma anche di ortaggi, frutta, pasta, miele e formaggi.

Quindi cosa aspettate? La prossima volta che vi servono la lattuga ed i pomodori andate dal contadino o in un negozio specializzato, noterete la differenza già al primo assaggio.

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@mypersonalfoodie
@icasalidelpino

Natura, architettura terrestre

Dopo tanti articoli dedicati alla cucina ed ai prodotti del nostro territorio mi è sembrato doveroso dare risalto al nostro menù autunnale. Menù che richiama i ricordi e le terre d’origine del nostro chef. Una celebrazione alla vita ed agli usi ed i costumi rivisitati in chiave contemporanea dell’Italia più vecchia. Un viaggio che passa dalle coste del golfo di Venezia fino ai monti ombreggiati dagli alberi di bergamotto calabresi.

Ho incontrato Giuseppe e mi ha spiegato le dinamiche che lo hanno spinto a tali creazioni, una celebrazione alla gioia, alla vita ed alla cucina dei suoi ricordi.

Qual’è l’ispirazione per questo menù?

Mi sono lasciato trasportare principalmente dalla natura lasciandomi totalmente coinvolgere, affascinato dai suoi colori. L’autunno in particolare, regala tantissimi frutti preziosi come le castagne, la zucca, i cavoli, le bietole e tutte le piante selvatiche spontanee che risorgono e rifioriscono aiutando i campi e le colline ad assumere questo colore verde. Ho pensato di dare quel respiro fresco che riscontriamo dopo un’estate calda e afosa, idealizzare in un piatto la sensazione di una passeggiata in un bosco, con i suoi colori, il rumore delle foglie che scricchiolano sotto i nostri passi e l’odore di umido che la caratterizza.

L’umido dà vita anche ai funghi, in particolare al porcino che è uno dei più celebri. Così mi è venuta in mente l’idea di un’insalata fresca con le erbe di campo spontanee forniteci esclusivamente da contadini del nostro territorio, in modo da darle un carattere biodinamico anziché biologico, poiché l’idea contemporanea di “prodotto biologico” è strutturata e pensata soprattutto per un consumo prettamente commerciale. La mia idea di biologico invece, prevede un semplice passo a ritroso. Nel mio caso è il ricordo di me da piccolo raccogliendo le erbe spontanee di campo insieme ai miei genitori. Si passava il tempo così per stare in compagnia godendo di una Domenica pomeriggio in cui poi si tornava a casa e si pulivano le verdure che generalmente hanno una radice molto spessa. Si ripulivano con il coltello per poi mangiarle crude o saltate in padella. Raccogliendo soltanto un ciuffo di erbe spontanee ed usando il porcino senza nessuna modifica, nasce questa insalata, abbinata al sedano rapa, anch’essa una radice ma dal sapore più aspro e pungente, tutto condito con il succo del bergamotto. E’ una ricetta molto semplice che tutti potrebbero riproporre a casa perché non è altro che una scelta di ingredienti di qualità abbinati con un po’ di maestria.

Ci sono poi altri elementi che compongono il nostro menù e la zucca la fa da padrone. Ho proposto un raviolo di zucca con una crema di funghi porcini e una spuma di castagne. Piatto molto classico, composto da pasta fresca ripiena dove all’interno c’è una purea di zucca con un po’ di patata bianca bollita nell’acqua salata per due o tre minuti. Viene poi accompagnata dalla crema di porcini e fatta saltare in padella con dell’olio caldo, dell’aglio e gli odori di stagione che si trovano nell’orto. Dato che adoro raccogliere le erbe ho sempre a disposizione della nepitella fresca, una pianta selvatica conosciuta con il nome di “mentuccia selvatica”, ovvero una foglia piccolina con un odore molto intenso che si associa bene con tutte gli alimenti, ma che si sposa perfettamente con i funghi. Tutto ciò viene abbinato con una spuma di castagne fresca ed in questo caso ho preferito ottenere la farina di castagne al posto di utilizzare una farina già pronta, per dargli un tocco particolare dato che abbiamo il tortello caldo con la spuma fredda. La peculiarità si nota anche grazie all’impiattamento poichè i colori che prevalgono sono quelli del bosco. Una semplice cialda di zucca posata sulla pasta simboleggia quella foglia che cade dall’albero, il fungo ricorda il sottobosco  mentre la zucca della pasta lega tutti gli ingredienti per questa sinfonia di colori e gusti autunnali.

La mia cucina è la commistione di due culture completamente differenti, da una parte abbiamo la montagna che riguarda la famiglia di mia madre che mi ha dato i natali. Il ricordo della montagna mi riporta all’infanzia e alla scuola, alle corse nei boschi con la bicicletta e le ginocchia sbucciate. Dall’altra parte invece troviamo il mare, elemento chiave per l’Italia. Questo mi riporta a mio padre ed ai ricordi legati a questo territorio. Per questo, non potevo escludere il mare e quindi ho inserito il Boreto, una tipica zuppa di Grado, ovvero una cittadina che si affaccia sul Golfo di Venezia in provincia di Gorizia. E’ uno dei piatti che più mi ha affascinato da ragazzo per la sua grandiosa semplicità. Nato come piatto povero infatti, il pescatore utilizzava principalmente gli scarti ed il pesce invenduto. Tipicamente fatto con del pesce a spina, possono esserci la gallinella o il rombo. Io ho voluto arricchirla di carattere utilizzando di base le cicale di mare, degli scampi e il gambero rosso. Il classico gesto è quello di affogare una fetta di pane tostata nella zuppa calda e mangiarla come si fa a casa.

Ho integrato anche un secondo di mare, il baccalà in due cotture. Anche questa è una ricetta tipicamente veneta dove troviamo il baccalà mantecato assieme ad un trancio di baccalà scottato sulla griglia abbinati ad una crema di ceci di Pratomagno, tutto condito con un filo d’olio extravergine d’oliva. Ci tengo a precisare che utilizziamo uno dei migliori, il De Carlo, ovvero uno dei mastri oleari italiani più importanti che lavorano l’olio dal ‘600. Olio importante che si adatta bene a tutti i cibi. In questo momento siamo in attesa della raccolta dell’Olio Novo di Novembre e quando l’olio verrà franto saremo subito pronti ad usarlo.

Per citare un’ altra prelibatezza possiamo parlare di un dessert ed anche in questo caso mi viene da pensare ad uno di quei frutti che generalmente sono mal guardati. Sto parlando dei cachi, frutto decisamente sottovalutato perché quando matura diventa dolcissimo. Ho fatto una semplice mousse con i cachi ricoperta da un crumble di torrone ed accompagnata da un gelato artigianale che mi faccio preparare appositamente da Antonio Ciabattoni, il mastro gelataio di fiducia. Anche in questo caso vengono utilizzati prodotti di altissima qualità creando un abbinamento particolare, tantochè mangiando la mousse soffice, si assapora la consistenza croccante del torrone ed al tempo stesso il gelato rinfresca la bocca, tutto accompagnato dalla nota solida del caco mela a crudo che in fine avvolge tutto.

 

L’eleganza del Tartufo

Quanto ne sapete di tartufo? (Oltre ad essere un condimento estremamente caro e saporito per i vostri piatti intendo). Ma soprattutto lo sapevate che esistono tartufi commestibili e no? Un po come quando mamma ci diceva: “Non dovete accettare caramelle dagli sconosciuti”, ecco, in questo caso, dobbiamo riguardarci anche dai frutti della natura! Oggi mi sono sentito ispirato dopo aver passeggiato nel paese in cui abito, non faccio nomi ma è celebre per la sua fiera riguardante il protagonista di oggi. Mentre pensavo a tutti i soldi che avrei finito tra formaggi, miele e altri prodotti alimentari a km 0, mi è venuta in mente l’idea di creare una piccola guida per quelle persone che vogliono sapere qualcosa in più.

Innanzitutto cosa è un tartufo? Ovviamente non è altro che un fungo Ipogeo. “Cos’è un fungo Ipogeo?” E’ un organismo che svolge il proprio ciclo vitale sottoterra, in questo sono molto simili ai tuberi ma non hanno a che vedere con patate e affini: hanno una composizione differente e, esteticamente, sono molto diversi. Non è semplice andare alla ricerca di tartufi anche perché, proprio come i funghi, è necessario un attestato onde evitare sanzioni salatissime (a volte anche più di un tartufo stesso). Quindi, una volta comprato questo tesserino è possibile iniziare la ricerca grazie all’aiuto del cane, il migliore è senza alcun dubbio il Lagotto ma anche il Bracco Tedesco, il Pointer o i meticci, se ben addestrati, possono essere degli ottimi compagni. Ma lo sapevate che un tempo venivano utilizzati i maiali? Adesso è fuori legge ma decadi fa i contadini portavano a giro per il bosco i maiali al guinzaglio, sembra che ne siano ghiotti (e come biasimarli).

Ma arriviamo alla domanda che vi state facendo: esistono davvero dei tartufi non commestibili? Ebbene si, esistono anche loro ma non vi preoccupate perché non sono tossici… di solito. Uno celebre è il Tartufo Scavato, chiamato così a causa di una profonda cavità centrale; il profumo inesistente e la durezza simile a una pietra lo rendono impossibile da digerire. Il Falso Tartufo Bianco, o Tartufo dei Porci, è quello più “ignorante” perché esteticamente ricorda molto il tartufo bianco a causa della sua struttura levigata e del suo colore, quando è maturo però diventa particolarmente pericoloso perché può provocare disturbi gastrointestinali. Di natura il tartufo, in generale, ha un odore particolare e molto soggettivo, basta pensare che quello bianco “puzza” di gas da cucina. La maggior parte di quelli non commestibili si riconoscono soprattutto per il loro tanfo di marcio, come nel caso del Tartufo Fetido, o per la puzza d’aglio, come il Tartufo dei Cervi.

Per fare un elenco dei tartufi commestibili perderei tanto tempo e, ammettiamolo, sarebbe noioso. Limitiamoci a distinguerli in due categorie: neri e bianchi; ma qual’è la differenza? Il Tartufo Bianco, oltre ad essere bianco, è considerato il più pregiato, il più raro, il più costoso ma anche il più complicato da utilizzare in ambito culinario perchè, causa del suo sapore decisamente forte e dall’odore intenso, non è apprezzato da tutti. Questo fungo viene unicamente grattugiato a crudo sui piatti per dare un sapore più particolare e un grado di raffinatezza in più. Il Tartufo Nero sarebbe la sua controparte: è decisamente più apprezzato non solo a causa del suo profumo più lieve e meno pungente ma anche per il suo costo più accessibile. Utilizzato sia cotto che crudo raggiunge la perfezione se sposato con la selvaggina.

Che venga considerato tubero o fungo a noi non interessa (perlomeno a me sicuramente no). Io, amante del tartufo, aspetto con ansia il mese di Novembre per le sagre in onore a questo tesoro della terra. Si sposa benissimo sia con i primi che con i secondi, sta bene con i formaggi che con i salumi; è uno di quei prodotti che piace e non piace, non ci sono mezze misure. Schiere di turisti vengono qui apposta per questo prodotto, considerate addirittura che l’Italia è uno dei maggiori produttori di tartufo non solo a livello europeo ma proprio a livello mondiale. La cosa che mi fa più sorridere è che fino a qualche secolo fa i contadini gettavano questi “sassi” perché “inutili”, adesso sono pesati ad oro e venduti a prezzi astronomici.

Dato che a parlarne mi è presa fame ho deciso di prepararmi un bel piatto di tagliolini al tartufo, io spero di aver soddisfatto la vostra curiosità, intanto vi auguro buon appetito.

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Il mese del tartufo e dell’Olio Novo

Continuano le sagre sul suolo toscano ed io, da bravo gourment/ricercatore di assaggini gratuiti, mi sono informato sulle fiere di questo mese. Sappiate solo che se pensate alla dieta non è l’articolo fatto apposta per voi perché questo Novembre ci riserva di già tantissime sorprese. A fare da padrone sono, senza alcun dubbio, l’olio novo e il tartufo. Rimangono sempre alcuni elementi dell’autunno ottombrino come, ad esempio, la Festa delle Castagne di Fivizzano (MS) – 1 Novembre 2017 -, o, sempre rimanendo in tema, la Sagra delle Castagne e Vino Novo a San Gimignano (SI) – fino al 12 Dicembre – (ottimo per gli amanti del castagnaccio accompagnato con del buon vino). Se le castagne vi fossero venute a noia ci sono sempre la Sagra del Porcino e della Chianina fino al 5 Novembre a Castelfranco di Sotto (PI) e la Sagra d’Autunno – fino al 5 Novembre – a Campiglia Marittima (LI) per provare tutti i prodotti autunnali dalla colazione fino alla cena.

OLIO NOVO
Novembre da il natale all’olio novello: si tratta del primo estratto dell’olio extravergine d’oliva, non decantato e non filtrato.E’ ottenuto dalla prima spremitura delle prime olive del nuovo raccolto, le quali danno al prodotto finale un sapore più forte, fruttato e leggermente piccante. Per omaggiare questo tesoro tipicamente italiano le città dedicano feste e sagre in onore, ad esempio a Vitolini (FI) festeggiano la tradizionale Fest’all’Olio – il primo week-end del mese – per promuovere il loro olio prodotto dai frantoi della zona. Tra degustazioni di vini, autoraduno di Fiat 500 e musica sarà possibile mangiare in stand gastronomici, oltre a bruschette con olio, anche tanti altri prodotti della zona. Questo paese non è l’unico: si terrà la Fiera dell’Olio a Calenzano (FI) – dal 04 fino al 12 Novembre -, a Pomarace (PI) -13 Novembre 2017 – e a Montemurlo – nei week-end del 18-19 e 25-26 Novembre – sarà possibile prendere parte la Festa dell’olio nuovo con tanto di degustazioni e passeggiate negli oliveti e frantoi.

TARTUFO
Innanzitutto che cos’è il tartufo? Non è altro che un “fungo” che cresce spontaneamente nel terreno o sulle radici di alcuni alberi. Nonostante sia un prodotto, letteralmente, della terra è anche estremamente pregiato, ricercato e , quindi, molto costoso. Principalmente esistono i tartufi bianchi (il più pregiato) e neri ma esistono anche diverse sottocategorie di quest’ultimi. Tra Novembre e Dicembre vi saranno tante esposizioni al riguardo come, ad esempio, la Festa del Tartufo di San Miniato (PI) – 11/12 18/19 e 25/26 Novembre -. Un’esposizione che non si limita solo al tartufo: tra formaggi, salami e vini i gastronomi (ben 120 espositori) di tutte le regioni si riuniscono nel piccolo paese per far assaggiare i loro prodotti tipici. Stessa cosa vale per la Mostra Mercato del Tartufo Bianco delle Crete Senesi a San Giovanni d’Asso – 11/12 18/19 Novembre – dove il famoso tubero si sposerà con i sapori del territorio. Da non perdere sicuramente è il Volterragusto a Volterra (SI) – 1 Novembre – per un’escursione gastronomica dei sapori del territorio.

Questo mese si presenta ricco di eventi ai quali voi non potete dire di no! Se non vi piacessero i tartufi o l’olio (cosa alquanto strana, permettetemi di dire questo) potete trovare la Festa degli Antichi Sapori a Rufina (F) – fino al 5 Novembre – una manifestazione che esalta alcuni piatti locali della vecchia cucina toscana scomparsi dalle nostre tavole come i tortelli di patate, il bardiccio o il lesso con cipolle. Un ottimo pretesto attraversare il viale dei ricordi attraverso il gusto oppure un’ottima occasione per fare qualche foto per instagram (si, sono riuscito a ficcarlo anche questa volta). A Montale (PT) – fino al 5 Novembre – si terrà la festa delle 3 Farine, un pomeriggio gustoso in compagnia della farina bianca per le donzelle fritte, la farina gialla per la polenta fritta e la farina di castagne per le ciambelline.

Io inizio seriamente ad avere tanti dubbi ma almeno so già cosa fare in questi week-end. Voi invece? Preferite un buon pecorino con tartufo oppure una degustazione di bruschette con olio?

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@giulietta.gattino
@scagnoz
@fabriziomacali
@frascafu1977

Spunti per un aperitivo da brividi

State preparando la festa di Halloween e non avete nessuna idea per quanto riguarda i cocktail? Siete stanchi del solito succo alla fragola annacquato con della tequila pretendendo sia sangue? E io che ci sto a fare qui se non a darvi qualche consiglio? Tra denti galleggianti, punch con i vermi e cocktail alla zucca ho trovato diverse ricette semplici e terrificanti. Vi auguro un buon e soprattutto uno spaventoso Halloween.

5 cocktail facili per un aperitivo da brividi

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@makeupmixologist

Uno spritz, grazie

Per la rubrica dell’alcolizzato perfetto di ogni sabato sera ho deciso di puntare su uno dei cocktail che va per la maggiore durante gli aperitivi: lo Spritz. Lo sapevate che nacque più o meno verso gli inizi dell’800 grazie ai soldati austriaci? Ebbene si, loro erano soliti mescolare il vino veneto con dell’acqua di Selz, chiamavano questa pratica, appunto, “spritzen”. Come si fa oggi questo drink? Bastano Aperol, prosecco, soda e tanto ghiaccio per un aperitivo rinfrescante e dal sapore deciso. Ottimo in compagnia ma anche nella totale solitudine, provare per credere. Buon sabato e non bevete se dovete guidare!

La ricetta originale dello spritz

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@italian_food

I pettini dello chef

Ammetto che tutte le volte che leggo Capesante mi viene in mente l’immagine di chef Ramsay che urla “Quanto ci vuole per queste *** capesante?” senza sapere di cosa stia parlando o che tipo di pesce sia. Note anche con il nome Pettini di mare, le capesante sono dei molluschi bivalvi, praticamente è come se vivessero dentro due belle e grandi conchiglie. Pregiate e dal sapore dolciastro sono ottime se consumate come antipasto; noi vi proponiamo le nostre Capesante in crosta con crema di topinambur, germogli di salicornia e chips di daikon, giusto per rimanere in tema, specie se accompagnate da un rosé o da una Ribolla Gialla.

Cucinare le capesante con Gordon Ramsay

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