Nuovo Menù

Con l’arrivo della primavera, Architettura del Cibo rivoluziona il menù alla carta.

Nuovi piatti, nuove combinazioni di sapori, con materie prime di stagione, pensati per soddisfare ogni palato. Una carta che viene direttamente dalla creatività e dall’esperienza del nostro chef, Giuseppe Papallo.
La scelta degli ingredienti presenti in ogni piatto è caratterizzata da uno studio continuo e una ricerca approfondita, con lo scopo di creare accostamenti di sapori unici per chi a tavola non si accontenta.

Stai per vivere una nuova esperienza dei sensi da Architettura del Cibo.

Consulta il nuovo menù alla carta.

Menù di Capodanno 2019

Aperitivo di benvenuto con
Champagne al calice e stuzzichini

Fois gras Royale de L’Architettura del Cibo

Terrina d’Astice / mousse d’avocado / Vinaigrette agli agrumi

Cappelletti di cappone nel suo brodo ristretto

Risotto Acquerello Rondolino Zafferano / cappesante / carciofi fritti

Granita di melograno

Scaloppa di petto d’anatra all’arancia / topinambur / scarola

Morbido di cioccolato con cuore fondente all’Olio EVO Pruneti / salsa al lampone

Piccola pasticceria
Panettone della tradizione

Dopo la mezzanotte
Cotechino e Lenticchie di Castelluccio della tradizione

95 € a persona esclusi vini e bevande

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Il dramma del cucumis citrullus

Siamo sempre stati abituati alle battaglie, che siano gli York contro i Lancaster, che siano Montecchi contro Capuleti o più semplicemente che sia bianco o nero, c’è sempre stata qualche faida. Mentre qualcuna si risolve rimane sempre qualche battaglia che continua a ripetersi. Ogni anno, all’inizio dell’estate si schierano i #TeamAnguria e i #TeamCocomero. Su internet si scatenano delle vere e proprie guerre a suon di tastiera, offese che farebbero rabbrividire persino il più cattivo dei cyber bulli per determinare quale dei due nomi sia corretto. Secondo i botanici quello più appropriato è cocomero, la versione “volgare” del Cucumis Citrullus, nome utilizzato maggiormente nell’Italia centrale. Anguria invece è un termine più regionale utilizzato maggiormente nel settentrione. Il nome deriva dal greco angurion (che indicava il cetriolo), termine diffuso dopo la dominazione bizantina. Quindi qual’è il “più corretto”? Nessuno, vanno bene entrambi. Quindi, come diceva John Lennon, make love not war and eat some watermelon. (Non è propriamente così ma va bene lo stesso.)
Ah, un’ultima cosa. Lo sapevate che nel meridione esiste il #TeamMelone?

@thebrand79

 

 

 

I 5 frutti dell’estate

Siamo giunti al momento tanto atteso dalla maggior parte delle persone: estate. L’estate è sinonimo di caldo, zanzare ma anche mare e mojito. E’ la stagione in cui mangiamo, di solito perché personalmente mangio sempre tanto, meno roba calda e più prodotti freschi, verdure e frutta al top. Quali sono dunque i frutti migliori di questa stagione? Pete Wells, critico gastronomico più in vista del New York Time, ha stilato la classifica per noi:
5. Lamponi
Acidognoli ma non troppo fanno gola a chiunque, perfetti se usati nei pestati e cocktail di frutta, le loro proprietà benefiche aiutano la prevenzione dell’ipertensione e delle malattie cardiovascolari e in più a prevenire le rughe.

4. Pesche
Perfette in ogni momento della giornata e in ogni pasto, che sia a colazione o a cena il loro sapore zuccherino aiuta a sopportare la calura dell’estate.

3. Mirtilli
Costosi ma ne valgono la pena, le loro proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e vasodilatatore aiutano nella cura dei disturbi del sistema cardiocircolatorio.

2. Ciliegie
Questo frutto particolare è piccolo ma dall’impatto prorompente, in quanto uno tira l’altro ma, se mangiati in grande quantità, con un potente effetto lassativo.

1. Anguria
Magari potremo dividerci in #TeamCocomero o #TeamAnguria ma su una cosa siamo concordi: è il frutto dell’estate, il più fresco e dolce. Una scorpacciata di cocomero aiuta a nutrire e dissetare, praticamente un must have.

I 5 frutti più buoni dell’estate

@juiceminenyc

La crème de la crème

Tra tutte le creme quella che fa più gola di tutte è senza dubbio la Crema Chantilly, nata in Francia diversi secoli fa nel castello Chantilly. Da non confondere con la Crema Diplomatica (una versione italianizzata del dolce francese) in quanto la Chantilly è composta da panna liquida, polpa di vaniglia e zucchero (la diplomatica è creata dall’unione della crema pasticciera e la chantilly per intenderci). E’ vero, nonostante i 3 ingredienti, può sembrare semplice da fare… ma non è così. Innanzitutto la panna deve essere grassa, quelle magre, come dice il nome, sono fuori luogo per un dolce (battuta scontata) Essendo già abbastanza grassa, anche grazie alla presenza della polpa di vaniglia, è meglio non eccedere con lo zucchero perché potremmo ritrovarci una crema pesante e stucchevole. Di vitale importanza è la montatura di quest’ultima: purché sia perfetta deve rimanere abbastanza liquida, quindi quando si vedono i primi “ciuffi” tipici di quando si monta l’uovo a neve è meglio smettere. Mi dispiace non essere patriottico questa volta ma secondo me la crema chantilly supera di gran lunga la diplomatica. E voi?

Crema Chantilly: 5 errori da non fare

@babsfoud

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